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Non si cerchino, nell’opera di Dentone sesso, pornografia, scoop, pettegolezzi (oggi molto di moda!) né giochi e trucchi da mestierante…
Mario Dentone, scrittore di realtà, di sentimenti e di problemi veri, radicati profondamente nella storia e nell’animo dell’uomo, è uno dei rari scrittori contemporanei che, non inserito nei grandi circuiti del commercio editoriale, possiede l’indipendenza, la libertà, la serietà di chi fa il proprio lavoro per pura passione e per innato talento.
Questo gli ha consentito, in anni di duro e severo impegno, di raggiungere risultati di grande qualità, in un percorso evolutivo straordinario che, dall’esordio narrativo con Equilibrio (vincitore del Rapallo-Prove), attraverso la successiva produzione narrativa: Al Mattino Era notte (1983), Donna di carta velina (1988), Il gabbiano (1995), scandita da stacchi temporali che sono garanzia di una scrittura meditata, in perenne crescita su se stessa, ha messo a segno con il romanzo storico La Badessa di Chiavari (De Ferrari editore, 2007), un esito di singolare bellezza e spessore.
Le caratteristiche salienti di Dentone, capacità e chiarezza comunicativa, densità di tematiche e problematiche, risolte in un linguaggio concreto e poetico ad un tempo, appaiono, in quest’ultima prova, portate al loro massimo diapason di suggestione, complice anche la struttura, abilmente giocata sulle tecniche del giallo, della sorpresa e della suspense.
A questo significativo risultato, Dentone è pervenuto anche perché, insieme alla attività narrativa, si è cimentato nella scrittura teatrale, con le piéces: Ho sentito cantare un angelo (1990) su Paganini, Una prigione di vetro (1994) su Luigi Tenco, Monsieur Proust (1998) su Proust, Un grido taciuto (1999) su Pavese, Una notte da papa (2001) su Adriano V Fieschi, Chi ha vissuto la mia vita? (2005) su Luigi Pirandello, rivelando una capacità di creazione drammatica e di ricostruzione dei personaggi veramente singolare.
L’esperienza di scrittore di teatro gli ha consentito di maturare i suoi meccanismi ideativi, di penetrare nei personaggi, immedesimandosi in essi per ricrearli dall’interno e riproporli, palpitanti e vitali, sulla pagina scritta come su un palcoscenico.
Sempre solidamente appoggiata a ricerche annose, documentazioni storico-biografiche, letture delle opere e della critica sugli autori rappresentati, a tal punto che leggere un dramma di Dentone significa riscoprire in toto il personaggio, illuminato spesso anche attraverso scomode verità, la creatività di Dentone si è talmente affinata, che i procedimenti della sua scrittura sono oggi così scaltri e maturi, così fluidi e articolati, che è difficile sottrarsi al fascino che ne promana.
Fascino cui contribuisce il fatto, non secondario, che il lettore può riconoscersi nelle storie inventate da Dentone perché hanno la solidità delle cose vere, l’autenticità dei sentimenti, la ricca complessità e contraddittorietà di ciò che appartiene all’uomo di ieri, di oggi, di sempre.
Insomma, quella verità del mondo e dell’anima, che può essere rivelata solo dal magico incanto della scrittura.
Graziella Corsinovi (Docente Università di Genova) Ottobre 2007
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In ordine cronologico inverso…
Il padrone delle onde
La porta aperta
Luigi Tenco - Per la testa grandi idee
La Badessa di Chiavari
La prima spiaggia
Anche il cielo è caduto
Chi ha vissuto la mia vita?
Una notte da papa
Un grido taciuto
Il gabbiano
Una prigione di vetro
Ho sentito cantare un angelo
Donna di carta velina
Monsieur Proust
Al Mattino Era notte
Equilibrio
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Che pena la vita di colui che crede di giungere là dove comunque è impossibile giungere, dove può soltanto tendere di giungere, con la fede, con la giusta condotta di uomo, nella fiducia del suo unico Giudice… Perché è la presunzione di assoluto, di onnipotenza, che porta l’uomo all’illusione di felicità, che però resta soltanto illusione, e quindi ancor più cocente rende poi la sua caduta nella misera verità terrena.
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